Opere d'arte all'aperto: una visita "immaginaria" | Pro Grigioni Italiano

Opere d'arte all'aperto: una visita "immaginaria"

Articolo - Opere d'arte all'aperto: una visita "immaginaria"

Il 20 marzo si celebra la Giornata Mondiale del racconto. Per l'occasione la Pgi aderisce ad una proposta che collega arte e fantasia.         
Concretamente l’operatrice e gli operatori culturali dei Centri regionali nel Moesano, in Bregaglia e in Valposchiavo, hanno assunto per un pomeriggio le sembianze di “guide”. Accompagnati da una ragazza o un ragazzo, sono andati alla ricerca di opere d’arte collocate in spazi pubblici del Grigionitaliano. Lo scopo è quello di focalizzare l’attenzione per queste espressioni artistiche e nel contempo incoraggiare una lettura personale del significato, tramite un racconto volutamente improvvisato. 
Una ghiotta opportunità per riscoprire quel patrimonio artistico che spesso diamo per scontato, ma che racchiude il pensiero intimo di chi l’ha eseguito. 

Le foto scattate sono state caricate sulla piattaforma del Museo immaginario Svizzero (MiS), dove si può ammirare quella che è considerata la più gigantesca collezione d'arte collettiva, democratica, coinvolgente e piena di stimoli. Pubblicare un proprio racconto è facile e lo si può fare partendo da un oggetto custodito in un museo o da un’opera visibile all’esterno.

Parallelamente il “MiS” ha anche sviluppato un’iniziativa volta a promuovere incontri intergenerazionali nei musei. I partecipanti di questa rete - intitolata Tandem al Museo - possono avere età, provenienza sociale e culturale molto diversa tra loro e devono semplicemente avere la voglia di condividere qualche ora assieme all’insegna dello scambio e del reciproco apprendimento.  Dato che l’attività può essere svolta anche in tempi di distanziamento, come quelli nei quali tuttora ci troviamo, le persone interessate possono annunciarsi tramite l'apposito sito. 

Leggete i racconti delle nostre guide speciali e scoprite con noi la loro storia: 

L'aquila e la Bambina

«Molto tempo fa una Bambina intravide un nido d’aquila nel corso di una delle sue scampagnate. Avvicinandosi notò che all’interno vi era un cucciolo. Pur volendolo raccontare a tutti, decise di mantenere il segreto per proteggere il piccolo. L’aquila madre aveva osservato la scena da lontano e, stupita dal suo gesto, volle ricompensarla, proponendole di volare con lei. Aggrappata all’aquila, la Bambina planò felice da una montagna all’altra, osservando quanto tutto apparisse bello da quell’altezza. Alla fine chiese all’aquila di portarla con sé. L’aquila spiegò alla Bambina che non era possibile, ma che non l’avrebbe dimenticata.  “Io rimarrò qui ad attenderti ogniqualvolta avrai voglia di volare; nel frattempo, tu racconta agli altri quello che hai imparato oggi, insegna loro a guardare le cose dall’alto e a non perdersi in quelle basse e piccole”. Tempo dopo, la Bambina notò un alto tronco mai visto prima. In cima ad esso c’era lei, l’aquila, che l'attendeva per un nuovo volo». - Silva e Mara - 

È dell’apprezzato artista locale Giar Lunghi la scultura che, dalla sua creazione nel 2019, accoglie i visitatori a passeggio tra le selve castanili di Roveredo Gr. Alta 10.5 metri, l’opera s’intitola "Il dono dell'aquila" e simboleggia la libertà dell'aquila, l'umiltà dell'agnello e la fede del contadino. Nato e cresciuto a Roveredo, Giar Lunghi si è dedicato negli anni a diverse discipline artistiche, in particolare alla scultura del legno, alla xilografia e alla costruzione di marionette, con le quali propone anche degli spettacoli musicali per grandi e piccoli. Da ormai qualche anno prende parte a vari simposi del legno organizzati in tutta Europa promuovendo – attraverso la sua arte – delle riflessioni sui grandi temi dell’epoca contemporanea, quale ad esempio il rapporto tra i giovani e i social media. Artista sensibile ed eclettico, è capace di trasformare ogni sua opera in un messaggio – forte e chiaro – per chiunque abbia voglia di ascoltarlo.

statua Giar

Scultura in legno "Il dono dell'aquila", Roveredo (Mesolcina)
 

La cappella colorata

«In un piccolo paese della Calanca gli abitanti accoglievano tutte le stagioni con gioia, senza mai lamentarsi del freddo o del caldo eccessivo. Un giorno le stagioni, stanche delle lamentele che sentivano continuamente altrove, decisero di omaggiarli per l’accoglienza che veniva sempre loro riservata; lo fecero dando nuovo colore alla cappella del paese, ormai ingrigita dal tempo. Iniziò la primavera, con la sua prima pennellata gialla, seguita dall’estate con il suo potente colore rosso e dall’autunno e l’inverno con i loro colori azzurro e bianco. Alla fine del lavoro, gli abitanti e i visitatori del piccolo paese rimasero stupiti della meraviglia creata dalla natura. Da quel giorno “la cappella colorata” è divenuta simbolo della bellezza e dell’importanza delle diverse stagioni». - Milena, Gregory, Mylie, Greta, Mara -

 

Edificata tra il 1684 e il 1691, la cappella di San Carlo al Sabbione è stata restaurata nel 2004 e nel 2019; in occasione di questo ultimo restauro le facciate dell’edificio si sono tinte di nuovi colori, grazie all’intervento dell’artista anglo-svizzero David Tremlett. Attraverso la tecnica dei «disegni a muro», Tremlett è riuscito ad infrangere la tradizionale distinzione tra pittura, scultura e architettura, creando un dialogo tra la struttura architettonica e la natura che la circonda. Il risultato è uno straordinario connubio tra tradizione, architettura e arte contemporanea, che fa del paese di Rossa uno splendido esempio di cura e valorizzazione del proprio patrimonio architettonico.


 

Chiesa Rossa

Cappella di San Carlo al Sabbione,         Rossa (Calanca)

 

Nell’acqua dell’ospedale


«All’ospedale di Poschiavo ci aspetta un grande airone con il collo lungo. Si vedono le ali, il corpo. Si sta bagnando nelle onde di un fiume. Questo corso d’acqua proviene dall’edificio. All’interno c’è una cascata che scende dal lucernario e forma due gorghi. In questa corrente, ai nostri piedi, si possono osservare dei pesci e alzando la testa, sotto forma di pezzi di vetro, altri divertirsi fra le spumeggianti onde dei tubi. Ora stiamo nuotando sotto la cascata, fluttuando leggeri nell’acqua, un elemento vitale e incontrollabile. Vortici e onde ci portano e ci spingono all’interno del ciclo della vita; siamo di passaggio proprio come l’airone, uccello migratore, che possiamo ogni tanto ammirare nella nostra valle. Cosa significa tutto questo? Che fluttuando nelle imprevedibili correnti della vita possiamo a volte finire all’ospedale! Si spera però, come quest’airone, di stare solo momentaneamente in questo posto e di poter uscire da qui 'sani come pesci'». - Giovanni con Ramona - 

 

L’opera dell’artista Valerio Righini è stata realizzata nel 2004 al termine della costruzione del nuovo ospedale regionale presso San Sisto. L’opera è posizionata in due ambienti diversi (esterno e interno): la separazione fisica è però superata dall’elemento simbolico dell’acqua che è il chiaro legame tra le due parti. L’artista ha voluto rappresentare una barca e delle onde nel prato esterno, all’interno pesci, una rete, grumi di luce, in un percorso simbolico di acqua, aria e luce. L’augurio dell’artista è quello «di affrontare una navigazione tranquilla sotto un cielo sereno». Valerio Righini vive a Tirano (Italia – Sondrio), è pittore e scultore italo-svizzero e ha compiuto gli studi a Milano, laureandosi in Architettura presso il Politecnico. Ha realizzato numerose mostre in Italia e in Svizzera, ha fatto parte del movimento artistico Linea retica, è organizzatore di iniziative culturali di diverso genere, in particolare quelle presso il proprio atelier (Alcantino – GalleriRighini) a Madonna di Tirano. 

ai naviganti Poschiavo_2

Opera "Ai naviganti, azzurro", Poschiavo (Valposchiavo)

I figli colorati di gigante Stefano

«Il gigante Stefano aveva sei figli. Un giorno i fratelli uscirono nel giardino. All’inizio giocarono a pallavolo ma dopo un po’ si annoiarono. 
Uno dei fratelli disse: “Potremmo colorare qualcosa, per esempio un quadro!”
Agli altri piaceva l’idea ma volevano colorare qualcosa d’altro. Allora il più grande disse: “Potremmo colorare noi stessi!”
Gli altri erano d’accordo. Presero pennello e colore e cominciarono. Ognuno prese il proprio colore preferito. Quando tornarono dal padre lui disse: “ Cosa avete fatto?”
I figli risposero “Ci siamo colorati”. 
A questa risposta il padre disse: “Adesso so come chiamarvi Giallino, Bluino, Arancino, Rossino e Arancionbluino”». - Marco e Mirta -

 

L’opera che troviamo all’interno del giardino dell’EWZ di Vicosoprano è senza titolo, ma è facilmente riconoscibile per le sue dimensioni e il suo stile: alta ben otto metri questa statua in legno è stata realizzata dallo scultore e selvicoltore Ugo Giacometti nel 2003 e per la sua forma così slanciata ci può ricordare le statue di un altro Giacometti, che tutti conosciamo bene. La scultura, interamente lavorata con la motosega, è stata realizzata a partire da un larice quasi secolare, che andava abbattuto per motivi di sicurezza, che si trovava nei pressi di Casa Elvezia. 

Ugo Giacometti lavora attualmente in qualità di selvicoltore presso il Comune di Bregaglia. Le sue statue sono sempre lavorate esclusivamente con la motosega. Dopo aver iniziato nel 1997 a esporre in Ticino, Ugo Giacometti ha realizzato diverse opere in legno, sparse per tutta la Bregaglia, tra cui la serie di sculture ispirate alla Stria di Giovanni Andrea Maurizio, esposte a Vicosoprano.

scultura Vicosoprano

Scultura in legno di Ugo Giacometti, Vicosoprano

Autoscatti delle visite

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