CinemaCibo: La grande abbuffata | Pro Grigioni Italiano

CinemaCibo: La grande abbuffata

Articolo - CinemaCibo: La grande abbuffata

La rassegna CinemaCibo un giorno al mesefirmata Pgi@Garbald presenta un nuovo appuntamento, stavolta con La grande abbuffata di Marco Ferreri.

Alle ore 20 di Lunedì 3 febbraio e di mercoledì 5 febbraio, a Castasegna presso il Roccolo di Villa Garbald e a Casaccia presso Casa Gadina, sarà la volta di un nuovo appuntamento con la rassegna Pgi@Garbald denominata CinemaCibo (un giorno al mese).

Dopo i grandissimi nomi di Antonio Pietrangeli, Pierpaolo Pasolini e Federico Fellini, ci si confronterà con un altro aspetto del rapporto con il cibo e con un altro mostro sacro: Marco Ferreri. Il titolo prescelto è infatti La grande abbuffatanel quale quattro uomini (i mattatori francesi Philippe Noiret e Michel Piccoli e gli italiani Ugo Tognazzi e Marcello Mastroianni) si ritrovano in una villa con l'intento di mangiare fino a morire.

Cibo ed eccesso dunque. L'eccesso di cibo, in un crescendo grottesco da cena di Trimalcione, rappresenta uno degli aspetti più evidenti, ma in rapida sequenza anche altri saltano subito agli occhi. L'eccesso di sesso, un erotismo opulento ed esagerato come le pietanze che vengono cucinate: siamo nel Satyricon di Petronio e in atmosfere decadenti e naturalmente l'eccesso di noia, di vacuità se così si può dire, che motiva il ritrovarsi per un rito insensato e grottescamente macabro.

Sullo sfondo c'è uno spessore ancora maggiore. In una pellicola estremamente politica, Ferreri lancia una critica violenta e mirata alla società borghese e ai suoi capisaldi: l'amore per il cibo, l'amore per le donne, l'arte e la giustizia: per questo i protagonisti sono infatti un giudice , un cuoco, un artista e un playboy: tutto quanto è piacere viene messo alla berlina con un moralismo affilato. La società borghese retta sul piacere non costruisce la felicità ma anzi semina una disperazione e un'inquietudine nel nichilismo etico che la contraddistingue tali da distruggere gli individui che la compongono.

Un simulacro della vita che si riduce appunto alle sue componenti primordiali, portate però all'esasperazione: cibarsi, il sesso e le funzioni corporali.

Il film, che incontrò un enorme successo di pubblico, fu stroncato dalla critica e fischiato in sala alla presentazione del Festival di Cannes nel 1973, ma ottenne un consenso trasversale testimoniato dalla vittoria del premio della stampa internazionale, che si mostrò più lungimirante e ricettiva rispetto alla critica militante.

Da molti accostato a Ultimo Tango a Parigi, per "Cahier de Cinema" costituisce, insieme a questo e a La maman et la putaine una trilogia della degradazione. Altri critici ancora hanno voluto vedere ne La grande abbuffata un'anticipazione del pasoliniano Le 120 giornate di Sodoma.

Un film ricco di spunti e di implicazioni che non mancherà di suscitare interrogativi, riflessioni e reazioni nel pubblico convenuto.

Ingresso 5 CHF

 

 

Luogo
Castasegna, Villa Garbald e Casaccia, Casa Gadina

Data
3 febbraio e 5 febbraio 2014

Ora
18:00 - 19.30 (per 10 settimane)

In collaborazione con 

Fondazione Garbald

 

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