La Parola e le parole. Riforma e italiano in Bregaglia
Castasegna, Galleria il Salice, 9 settembre - 20 ottobre 2017
Riforma-italiano-Bregaglia

Nel 500° anniversario della Riforma la Pgi Bregaglia ricorda in una mostra allestita presso la Galleria «il Salice» a Castasegna l’influsso di lungo periodo dei grandi dibattiti religiosi del XVI secolo sulla cultura e sulla lingua di una valle sudalpina.

 

In Val Bregaglia la Riforma arrivò da sud. Oltre alle nuove dottrine religiose, le decine di profughi religiosi italiani giunti in Bregaglia verso la metà del Cinquecento contribuirono a diffondere anche l’uso dell’italiano scritto e orale.

«Mi parea che il volgare mi potesse servire in molto più occasioni, et di maggior utilità in quel che conviene all’officio mio, che è d’insegnare à popoli (già che così è piaciuto a Dio)», scriveva nel 1543 Pier Paolo Vergerio, già vescovo di Capodistria e di lì a qualche anno fra i principali promotori della Riforma nelle valli meridionali dei Grigioni. Fin dalle sue origini la Riforma aveva dato grande importanza all’uso della lingua del popolo. Quando a metà del Cinquecento un folto gruppo di esuli riformati italiani giunse nei territori delle Tre Leghe, da subito si pose la questione linguistica: quale lingua utilizzare per diffondere le nuove dottrine religiose?

In Bregaglia gli atti ufficiali all’epoca erano redatti generalmente in latino e in tedesco. La lingua parlata era il bregagliotto, affiancato presumibilmente da dialetti alemannici e da varianti dei dialetti lombardi. Per i predicatori giunti da sud, in molti casi dall’Italia centro-meridionale, l’uso dei dialetti locali era escluso. Nei loro testi scritti essi ricorsero dunque all’italiano codificato da Pietro Bembo all’inizio del XVI secolo.

Ma come risolvere il problema della lingua parlata? Molti indizi indicano che per comunicare a voce con i bregagliotti gli esuli ricorressero allo stesso italiano che avevano adottato per i testi scritti. «In questo senso, la Bregaglia può essere considerata un laboratorio della comunicazione», osserva il linguista Sandro Bianconi. Attraverso libri antichi, registrazioni di prediche e orazioni cinquecentesche e secentesche, testi e immagini, la mostra curata dallo storico Andrea Tognina documenta il legame secolare tra riforma religiosa e identità linguistica in Bregaglia. Un legame che è stato all’origine di un patrimonio culturale e, in particolare, librario e documentale unico nel suo genere.

L’apertura della mostra è prevista per sabato 9 settembre alle ore 16.00.

L'esposizione rimarrà aperta fino al 20 ottobre. Orari di apertura: martedì, giovedì e sabato, ore 16-18, oppure su richiesta (pgi@bregaglia.ch).

 
Nell'immagine: Esercizi di scrittura su una pagina del Catechismo, cioè breve sommario della fede di Stefan Gabriel, in un’edizione del 1739 conservata presso la Ciäsa Granda di Stampa.

 

 

 

 

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